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Le citazioni e gli aneddoti che hanno accompagnato la storia della Juventus

Scacco matto in 4 mosse – Juve Roma campionato 2015-16

JUVENTUS – ROMA 1 a 0 (21a di campionato 2015-16) Con una mossa a sorpresa, Spalletti piazza Nainggolan dietro le punte con il compito anche di impensierire la retroguardia bianconera in fase di costruzione. Risponde Allegri con il suo ormai classico 3 5 2 e Lichtsteiner ed Evra sugli esterni, sintomo di una partita da cucinare con pazienza e senza farsi prendere dalla smania di chiuderla in fretta. E, infatti, dopo un tempo e mezzo arido di emozioni, la svolta arriva quando il cronometro segna il minuto settantasette.

Scacco matto (in quattro, sublimi, mosse)

Quando non basta una netta supremazia territoriale per far davvero male a un avversario rintanato nella propria trincea, allora scatta il momento in cui ci si affida alla speranza del classico colpo a effetto, quello capace di sparigliare uno scopone fin qui troppo scientificamente inchiodato dalla paura, innanzitutto, di non prenderle.

La partita ha detto poco, è vero ma quel poco che ha raccontato non è di certo a sfavore dei nostri beniamini. Un sontuoso Marchisio ha messo la museruola al prode Nainggolan ben prima che quest’ultimo potesse estrarre la sua. Si prospettava come il tema del match, l’arma segreta in possesso dei capitolini capace di far saltare il banco bianconero e, invece, fin qui, è stata più o meno come una fialetta carnevalesca e, a stento, ci si è accorti della presenza in campo del belga, sistematicamente tagliato fuori dal torinese con secche e precise verticalizzazioni rasoterra a favore dell’Eletto lì a tre quarti. Per il resto, un’attentissima disposizione della fase difensiva, un sacrificio commovente dell’ariete lì davanti e uno stipendio da corrispondere a un portiere, oggi, in cassa integrazione.

Eh ma non c’è niente da fare. Si scivola verso un nulla di fatto, mentre sullo Stadium aleggia la sagoma del mite Karpov, annoiato come al termine di una qualsiasi delle 104 partite patte col suo storico rivale. Ecco, forse l’uomo di ghiaccio deve aver chiamato il suo rivale proprio nel momento in cui la stilettata di Pogba ha solleticato lo sguardo del guardiano avversario, sfilando larga sul cartellone.

Non ha preso il giro, maledizione e, come un gattino bagnato, il francese si risistema nel cerchio di centrocampo attendendo la rimessa del portiere.

Il calcio è lungo, così profondo che la squadra avversaria si ritrova magicamente nella metà campo juventina, nonostante fino a questo momento, sarà per il nome dell’avversaria, sarà per i suoi demeriti, tutto il mondo era sicuro si giocasse alla “Romana”. Sta di fatto che la sfera, quando tocca il prato, si trova tra le leve di un centauro giallorosso che, in tre secondi, vuole sfogare con una sgasata tutta la sua frustrazione di una partita sacrificata, partendo all’arrembaggio come il più spregiudicato dei Kasparov.

Ma ‘ndo cazzo vai. Ecco, la scena l’avrete certamente in mente, ed è presa pari pari a qualsiasi altra in cui un papà trentenne blocca con il piattone il proprio figliolo di quattro anni, intento nei suoi primi passi col pallone tra i piedini. Sì, insomma, di quegli interventi nei quali non la si vuol dare per vinta al piccolino, perfettamente consapevoli che dopo una decina d’anni le parti saranno invertite, ma per adesso, anche se poi ti senti un po’ in colpa, è cinicamente così.

Eh eh, ma certo non basta un piedone dell’ “Alfiere” per la svolta di una partita e, anzi, il sol fatto che vi ricordo l’intervento appare, ora, come l’indice più elevato a riprova della pochezza della stessa. E invece, col suo terzino tagliato via e fuori posizione, questo è il passo falso decisivo della sfidante, la prima mossa sbagliata su uno scacchiere fin qui pietrificato, in un crescendo di talento che, di lì a breve, troverà la sua sublimazione. La palla è subito servita all’esperto tedescone il quale, accerchiato dagli indiani, chiede il dai e vai alla faccia d’angelo, sicuro del passaggio di ritorno. Lo scavetto con il quale il “Cavallo” irride il tackle deciso del suo dirimpettaio è un pezzo di bravura pronto a cedere il passo a quelli che, in rapida successione, seguiranno, mentre la progressione verso sinistra assume le sembianze di una galoppata, anche se, per la verità, un pochetto appesantita e dall’esito tutt’altro che scontato, visto l’affannoso ritorno dello scugnizzo nella zolla di campo da lui oggi preferita.

“E no, a questo punto ci sono io”, sembra quasi ordinare il maestoso francese, maculato al punto da apparire come un Ghepardo nascostosi fin qui all’ombra di un Baobab nella savana. Al “tu pensa a neutralizzarmi sto pedone alle mie spalle” – il labiale è netto, non facciamo zingarate – il centrale, passandogli davanti, gli sussurra “jawohl” e se lo porta via per prati, invitando il terzino ormai spompato dal desistere da ogni velleità di rimonta.

Nata dal niente e dal tutto, un’azione corale prende forma sul rettangolo verde, ma la degna conclusione è nei piedi fatati dei suoi due interpreti più attesi. Come negli scacchi, dove la “Torre” acquista maggiore potenza sul calar della partita, ossia quando la sua vista non è disturbata da molti pedoni, così Pogba sterza la sua andatura verticale alla ricerca del varco giusto per servire il suo “Re”. Senza meditare più di tanto, il no look del transalpino è per gli inebetiti giallorossi la motivazione di una sentenza. Il controllo d’esterno e il rapidissimo interno a incrociare della Joya Dybala il suo dispositivo, per uno Scacco Matto (e pazienza se in quell’altro gioco il “Re” gioca in difesa) tanto improvviso quanto voluto.

Perché in quest’azione da manuale, esattamente come negli scacchi, l’aleatorietà è pressoché assente e in una dozzina di secondi le pedine bianconere hanno dato il massimo in quello che ciascuna di esse meglio sa fare, nella lucida rincorsa a un traguardo per tutti ritenuto impossibile fino a due mesi fa. (pubblicato su juventibus)

Dybala sposta il pullman giallorosso e deposita a porta sguarnita @RobertoSavino10

AMARCORD – Senza storia il derby di pochi mesi fa – Buffon recordman

Buffon raggiunge i 973 minuti di imbattibilità: Record

TORINO – JUVENTUS 1 a 4 (30a giornata di campionato 2015-16) E’ andata così e non ci si può soffermare più di tanto su quel maledetto pallone non spazzato via dal buon Patrice. Incombe il derby della Mole e l’imperativo è restare concentratissimi. Nel 3 5 2 odierno, Dybala e Mandzukic prendono posto nell’undici titolare e, con loro, Lemina e Rugani. La tensione dei primi tre minuti è alle stelle nei tifosi della Vecchia Signora, poi Buffon supera il record d’imbattibilità di Seba Rossi e dalla sua curva si alza un lungo applauso. Il Torino è avversario rognoso che in questa partita vuol riscattare un periodo negativo e dal quarto d’ora di gioco ci prova. Buffon para a terra il destro di Benassi, poi sventa il tiro cross di Belotti. Tra le due chance granata, lo slalom di Dybala, steso al limite da Glik senza che l’arbitro intervenga. Scorre via fino alla mezz’ora la partita, poi Pogba guadagna una punizione e il giallo del polacco, mentre Dybala abbandona il campo per un fastidio muscolare accusato due minuti prima calciando un piazzato dalla stessa posizione.

La rincorsa del francese è il preludio a un destro perfetto nel sette e la Juve va in vantaggio. Tre minuti e stavolta Padelli si oppone con i pugni a un’altra punizione del francese, ma la Juve ora ha in mano la partita. Khedira avanza palla al piede e s’imbuca centralmente chiedendo la sponda a Mandzukic. Glik se lo perde e il tedesco è glaciale nel piazzare la sfera col destro alle spalle di Padelli per lo 0 a 2.

Sembra davvero fatta, e invece, alla ripresa delle ostilità, l’intervento di Alex Sandro su Peres, benché sembri sul pallone, è punito con il penalty. Belotti spiazza l’immobile Buffon, riapre la partita e ferma a 974 i minuti d’imbattibilità del portierone. Cala la Juve e ora subentra un po’ di paura. Maxi Lopez è fermato per un fuorigioco che non c’è e la rete non è convalidata. L’episodio sveglia i bianconeri, Pogba per primo nel momento in cui scherza Maximovic e porge con un delizioso scavo la palla nello spazio a Morata.

Lo spagnolo stoppa col destro e sul portiere in uscita lo supera con un tocco mancino. E’ 1 a 3, ma il Toro non molla e Rugani sparacchia via la palla dopo la parata di Buffon su Maxi Lopez. L’epilogo è ad un passo. Glik stende Alex Sandro dal limite (ma il secondo giallo quando arriva?), Pogba batte sulla barriera, riprende e sbilenco la scaglia nel mucchio. Morata è lestissimo ad anticipare tutti e fare 1 a 4. Khedira si fa cacciare dal campo per protese quando manca pochissimo. La Juve sbanca l’Olimpico, continua la corsa in vetta solitaria della classifica davanti ad un Napoli indomito e oggi festeggia il suo mitico guardiano per un record pazzesco, finalmente nelle mani di un vero numero uno.

TRAVOLGENTI a … Chievo

Morata

CHIEVO – JUVENTUS 0 a 4 (22a di campionato 2015-16) Solito 3-5-2 con Caceres per Chiellini e Morata al posto dell’infortunato Mandzukic e bastano sei minuti per indirizzare i tre punti della trasferta di Verona verso Torino. Lichtsteiner crossa basso e teso dalla destra, Morata ci arriva prima di tutti sul palo lontano e da pochi passi timbra il cartellino, tornando al gol in campionato dopo 119 giorni. Il Chievo è già colpito e subito s’intuisce che per affondarlo serviranno un paio di colpi ben assestati. Pogba ci prova ripetutamente senza fortuna, quindi, sul calare del tempo, l’incursione di Dybala scombussola le menti dei clivensi. Il suo appoggio per Khedira a sinistra è perfetto, il cross basso è stavolta del tedesco ed è ancora preda di Morata, lestissimo a ri-violare la porta scaligera per la doppietta personale e di squadra. Un quarto d’ora della ripresa e la Juventus chiude la partita con un’azione corale micidiale. Dybala con un tocco libera Lichtsteiner.
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Palla a Pogba in piena area e appoggio a sinistra per l’accorrente Alex Sandro, spietato nel freddare Bizzarri con un mancino imparabile. La partita è saldamente nelle mani dei Campioni d’Italia in carica, Pogba ha voglia di stupire e, messo a sedere Dainelli con eleganza, entra in area per via centrale.

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Stretto tra maglie gialloblù, il francese con l’interno destro annichilisce il portiere sul palo più vicino. Ogni azione da qui alla fine del match potrebbe valere la cinquina. Alex Sandro stampa la traversa al minuto 72, Pogba la fa tremare nel recupero dopo uno stop di tacco assurdo sul lancio millimetrico di Bonucci dalle retrovie. Al triplice fischio è 0 a 4. La caccia al Napoli capolista continua, mentre a turno si allunga sempre più il vantaggio sulle immediate inseguitrici. La classifica: Napoli 50, Juventus 48, Fiorentina 42, Inter 41. Ormai è fuga a due.