C’era una volta Camin

Posted on: 13 gennaio 2016, by :
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Lo stile ed il genio di Vladimiro Caminiti

VENERDI 05 FEBBRAIO 2016 alle ore 20:30 PRESSO LA SEDE DEL CLUB INCONTRO GLI AUTORI

ROBERTO BECCANTINI E RICCARDO GAMBELLI

Si potrà interagire con gli autori, foto ed autografi compresi, e saranno autorizzate qualsiasi domande sul mondo Juve. A fine serata sarà offerto un buffet per tutti; si chiede pertanto, per una migliore organizzazione, la prenotazione obbligatoria. (info@stellebianconere.eu – cell. 370 715 4516)

VI ASPETTIAMO NUMEROSI 

Volantino BeckGambo

Vladimiro Caminiti se ne andò il 5 settembre 1993, consumato da un male incurabile. Aveva 61 anni.
Fu giornalista, scrittore, poeta.
Siculo di Palermo, migrato a Torino, innamorato pazzo del suo mestiere e del mestiere di don Giovanni, una vita non meno romanzesca della carriera. Uno, nessuno e centomila: Luigi Pirandello lo avrebbe riassunto così.
Camin è stato un caso letterario per come scriveva; la lingua italiana era la sua religione, ne difendeva il culto dalle invasioni barbariche con sermoni pittoreschi ma non grotteschi. Ci sono uomini di cultura che non possono morire due volte: per ferocia del destino e per incuria dei contemporanei.
La prima non dipende da noi, la seconda, sì e per sfortuna o per sfortuna, non è mai troppo tardi!

“Causio che si muove in verticale avanti e indietro, Cuccureddu che sfreccia invano cercato da Bittolo (che fa l’ha trovato?), Furino che caracolla come il Settimo lancieri, e Capello sempre impegnato da quel braccio zavorra, con quella testa alta, per vederci meglio, spunta dove meno te l’aspetti, t’infila il terzo gol, avvalorando il podismo nerboruto e ragionato di Furino; ed insomma questi quattro sono i padroni del vapore”. Questo è un pezzo dell’articolo scritto da Vla- dimiro Caminiti e pubblicato su Tuttosport il giorno seguente di una vittoria della Juve sul Genoa, 3-0, con l’ultimo gol di Capello, colui che correva con il “braccio zavorra”. Si giocava il campionato 73-74, vinto dalla Lazio di Wilson e Chinaglia. Da notare l’espressione “braccio zavorra”, un’istantanea mostruosa che ti visualizza Capello che corre con il sedere ritto e il braccio destro che esce completamente fuori dal corpo: era la postura abituale del grande centrocampista friulano.

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