Ci ha lasciato Hurrà Juventus

Posted on: 26 Dic 2015, by :
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Il 2015 sta bruciando gli ultimi giorni assieme ad un pezzo di storia  il cui destino appare al momento segnato.  L’amico Riccardo Gambelli, direttamente dal suo sito personale, torna a trovarci con un suo pezzo pregno di nostalgia riguardante la triste fine del mitico ed irrinunciabile magazine bianconero “Hurrà Juventus”. Con gli occhi di un bimbo, che potrebbero essere quelli di qualsiasi juventino, racconta la vicenda a modo suo.

Attendevo con ansia il 10 di ogni mese per correre all’edicola ad acquistare la mia più grande amica dell’epoca, quella rivista che mi faceva sognare, viaggiare con la fantasia, toccare i miei campioni, stare vicino alla squadra del cuore: una Signora nata su una panchina di Torino, tanti anni fa.

Quella rivista era essenza per noi giovani juventini, come il quotidiano di riferimento per chi aveva nel cuore un ideale politico ben radicato.

Gli ideali politici, ahimè, non esistono più, anche se i quotidiani continuano a presentarsi nelle edicole tutti i giorni, o quasi, facendo sentire timidamente la propria voce, verso una popolazione di grandi illusi e tradita dai governanti bugiardi, come le fiabe di Andersen.

Mentre l’ideale della Signora, nata sulla panchina di Torino, resiste, e resisterà per sempre, un ideale che si poggia sull’amore per una squadra che fa parte delle vite di circa 12 milioni di italiani.

Nonostante tutto ciò, la sua rivista ufficiale, l’insegna della Società, ci ha lasciati: apprendo da vie ufficiose che Hurrà Juventus ha chiuso i battenti con l’ultimo numero uscito questa estate.

I famosi anni 2.0 hanno ucciso una leggenda, che ha accompagnato la Società nel cammino di tutti i giorni, che l’hanno portata in cima all’Olimpo del calcio, fedele portavoce di un’epoca minimalista, ma forse più bella e vera di quella che stiamo vivendo, all’insegna delle password.

Non mi stancherò mai di ricordare che per noi giovani di una volta, gli unici momenti che potevamo utilizzare per stare vicino alla Juve, e poterne ammirare le gesta, erano quei tre minuti d’immagini che venivano trasmesse in un paio di storiche trasmissioni: “Novantesimo minuto” e la “Domenica sportiva”. Senza dimenticare, chiaramente, il primo o secondo tempo della partita di cartello della domenica, trasmesso alle 19 sul primo Canale.

Roba da niente in confronto al fiume di trasmissioni, commenti, immagini, che sono passati e continuano a passare a getto continuo in questi ultimi anni.

Talmente tanta roba da farti venire la nausea del calcio, trasmissioni che hanno reso celebri anche dei ciarlatani che in altri paesi sarebbero disoccupati.

Ma questa è una mia opinione personale.

Ecco che per noi giovani, innamorati di una Juve di un’epoca che non c’è più, arrivava Hurrà Juventus a soccorrere i nostri cuori ammalati.

Quelle pagine venivano sfogliate avidamente, con il cappello della copertina, l’unica pagina a colori di tutta la rivista, che, nell’epoca della tv primitiva, ti visualizzava con tutto il suo splendore la divisa juventina, quel bianco e nero che andavano a sovrapporsi ai ventricoli destro e sinistro del cuore.

Le prime pagine erano dedicate al resoconto delle ultime tre quattro partite giocate dalla Juventus, ricche di momenti cartacei che possono essere paragonati agli highlights di Sky del 2015, foto che t’incollavi nella mente per sempre, mentre immortalavano le gesta dei tuoi eroi, indispensabili per noi giovani tifosi affamati di immagini.

Poi arrivava la rubrica di Vladimiro Caminiti ad incendiare i nostri cuori, con la sua celebre ed immortale rubrica “Il diario di Camin”, che riportava i pensieri e la lirica di uno dei più grandi giornalisti sportivi di tutti i tempi, il cantastorie, l’elzivirista del mondo del pallone, colui che mi fece innamorare del calcio, della Juve e della scrittura.

Un onore aver dedicato un libro alla sua memoria, scritto in collaborazione con il grande Roberto Beccantini: “C’era una volta Camin”.

Glielo dovevo.

Ed i vecchi numeri di Hurrà Juventus mi hanno aiutato a recuperare i suoi vecchi articoli, inseriti nel libro, dei cimeli veri, preziosi per il sottoscritto come lingotti d’oro.

Poi era il turno di un altro grande della penna: Giglio Panza, che rispondeva ai tifosi, con la sua grande competenza e maestria.

Seguiva un’altra rubrica intitolata “il personaggio del mese”, dove veniva analizzato a 360 gradi uno dei tuoi campioni, e potevi scoprire tutto di più del tuo eroe bianconero. Anche queste tre, quattro pagine nascevano dalla penna del “moschettiere della penna”: Vladimiro Caminiti.

Poi le pagine storiche dal titolo “Come eravamo” e la classica intervista a tutto tondo con il campione bianconero, il più delle volte in compagnia dei familiari.

Questa è stata la struttura che per decenni ha fatto da scheletro alla rivista, cambiando negli anni, andando sempre incontro al progresso galoppante come un purosangue all’Arco di Trionfo.

Ma la vera Hurrà Juventus resterà per sempre questa, con le sue pagine che trasmettevano vero amore e sintonia con la tua squadra del cuore, che ti facevano sentire parte integrante del progetto del club, che esultavano con te nella vittoria di uno scudetto, che  ti aiutavano a dimenticare sconfitte e che univano le loro lacrime alle tue nel ricordo di Bruxelles.

Questa era Hurrà Juventus, che ti portava il campione in casa, che ti ricordava la formazione della domenica, il risultato della partita, con i commenti più importanti di tutti i quotidiani sportivi, quando si potevano veramente chiamare quotidiani sportivi, rappresentati da giornalisti di primo livello, che potevano occuparsi di tutto e scrivere bene di tutto.

Non come quelli attuali, che scrivono a seconda della loro residenza geografica, e vomitano parole a vanvera, istigate dal tifo.

Questa dunque era Hurrà Juventus, e venire a conoscenza che ci ha lasciato definitivamente è un colpo al cuore, per noi juventini di un’era di sognatori e romantici.

Dovremo accarezzare il suo ricordo presso lo Juventus Museum, dove è stata allestita una mostra importante, quanto la sua storia gloriosa.

Dunque addio mio Hurrà.

Ti voglio ricordare con la copertina che più ho amato, quella in cui appare in tutta la sua fierezza il Capitano di sempre, Gaetano Scirea.

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Una copertina meravigliosa, una foto meravigliosa, un uomo meraviglioso.

Tu e Scirea, una splendida coppia che ci ha lasciato per sempre, ma non nei nostri cuori.

Riccardo Gambelli

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