IL MURO DI TORINO

Posted on: 4 Maggio 2016, by :
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Pubblicato sul mio sito personale e su Juve a tre stelle

Nella storia del mondo molti muri sono stati protagonisti.

Sicuramente quello più importante, il muro per eccellenza, è quello di Berlino. Costruito, narrano i libri, in una sola notte dell’agosto del 1961, per poter arginare il gigantesco flusso di emigranti provenienti dalla Germania Est: sicuramente il simbolo più rappresentativo della contrapposizione tra est ed ovest, 155 km di triste “striscia della morte”.

Come non ricordare la grande Muraglia cinese, lunga oltre ottomila Km,  unica opera costruita dall’uomo visibile dallo spazio. Sembra che gli imperatori cinesi utilizzarono 1.800.000 operai, costringendoli ai lavori forzati.

Ecco poi il Vallo di Adriano, imponente fortificazione in pietra, fatta costruire dall’imperatore, che segnava il confine tra la provincia romana, occupata dalla Britannia e dalla Caledonia.

Insomma, tanti muri che hanno scritto la storia del mondo, anche quella musicale con il capolavoro ‘The wall’, targato Pink Floyd, pubblicato nel 1979, successo enorme che ha fatto ballare e sognare intere generazioni.

Ed eccoci arrivati ai muri calcistici, quelle difese impenetrabili che rendono quasi invincibili le grandi squadre, determinanti per i successi finali.

La Juventus può vantarsi di avere costruito tantissimi muri umani nel corso della sua fantastica storia ultra centenaria.

I libri parlano di una difesa granitica per il famoso quinquennio che va dal 1930 al 1935, per un ciclo che venne definito “irripetibile”, frase magicamente smentita alcuni giorni fa…

“Combi, Rosetta, Calligaris, Varglien I, Luisito Monti..”, gracchiava il rudimentale megafono, prima dell’ingresso in campo delle squadre.

Straordinaria squadra di quei tempi, che contribuì alla vittoria di due campionati del Mondo nel 34 e nel 38.  

Saltiamo un bel pezzo di storia e ricordiamo il muro difensivo più lungo a resistere all’intemperie e agli anni, per oltre un decennio, un muro che è rimasto nel cuore e nella mente di tutti, durante l’epoca finale del calcio romantico, prima dell’avvento smisurato delle tv e dei media/oratori, sempre più tifosi e meno giornalisti.

Quel magico muro fu costruito da Boniperti nel 1970, e resistette sino alla metà degli anni 80, con Zoff (un nome un mito) tra i pali, sorvegliato da Spinosi, Marchetti, Morini, Gentile, Cabrini, Cuccureddu, Brio, e soprattutto dal Capitano Scirea, il vero Capitano di tutti i tempi.

Lui, Gaetano, al contrario di capitani di altri lidi, ha sempre onorato la maglia con atteggiamenti umani e sportivi da incorniciare, e che verranno ricordati per sempre.

Anche quel muro fu protagonista della vittoria mondiale del 1982 di Madrid, con Dinone che alzò la Coppa con gli occhi lucidi, avvenimento unico per lui, visto il suo carattere glaciale, schivo ed introverso.

Immenso Zoff! Solo il marziano Buffon ha potuto superarlo nella storia dei più forti portieri di tutti i tempi bianconeri.

Quando Super Dino abdicò lasciò i suoi guanti ad un altro grande, Stefano Tacconi, protagonista in compagini bianconere che, purtroppo, non hanno lasciato il segno, al contrario di lui, che invece è considerato tra i più forti portieri zebrati di sempre.

Si vola adesso con la memoria alla Juve della Triade ed ai suoi svariati muri, con molti importantissimi giocatori che hanno protetto prima la porta di Peruzzi e poi quella di Buffon. Giocatori che hanno scritto pagine di poesia calcistica, gente dura come le pietre di fiume, che non mollava mai, proiezione della grande dirigenza dell’epoca, che metteva paura solo quando faceva ingresso nello stadio, prima del match.

Ed allora lode ai vari Torricelli, Pessotto, Ferrara, Porrini, Kolher, Iuliano, Tudor, Vierchowod, Montero, Birindelli, uomini granitici, con lo sguardo della Tigre, uomini da Juve e sempre presenti nei ricordi dell’innamorato bianconero, soprattutto il grande guerriero Paolo Montero, giocatore veemente, maschio, con il suo codice d’onore da rispettare.

Triste ricordo: il muro distrutto da Farsopoli.

La storia narrerà per sempre del più grande scandalo calcistico, chiamato Farsopoli, che ha distrutto una delle più grandi Juventus di tutti i tempi, con il suo muro, i cui mattoni più importanti si chiamavano Thuram e Cannavaro, due dei più forti difensori che hanno calcato i prati verdi di tutti gli stadi, con il napoletano addirittura capitano dell’Italia di Lippi Campione del Mondo 2006, in compagnia di tanti altri juventini.

Il francese, invece, si era laureato Campione mondiale qualche anno prima.

Insomma, due mostri travestiti da giocatori di calcio, che hanno visto spazzare via le proprie imprese da un’organizzazione che aveva deciso di far fuori la Juve e due dirigenti, seguendo il volere popolare e l’odio che aleggiava fra tutti i tifosi avversari, eterni perdenti degli altri club.

Operazione riuscita solo a metà, dopo che la verità è venuta a galla, trasformando il processo di Napoli in una comica sceneggiata, pagata con le tasse degli italiani.

Operazione riuscita solo a metà perché i ‘mattacchioni’ non avevano intuito che la Farsa avrebbe fatto arrabbiare veramente un Agnelli, vero, e con nome italianissimo, non americaneggiante, che decise di ricostruire una Grande Juve ed un grande muro difensivo.

Lui era cresciuto a pane e vittorie, grazie al papà Umberto e alla dirigenza di allora, che lo aveva cullato sulle panchine, da dove, con gli occhi fanciulli, ammirava i propri eroi con lo sguardo incantato. Non poteva sopportare di vedere la sua Juve conciata in quel modo.

Eccolo allora a precipitarsi ad ingaggiare i muratori e rifornirsi di ottima calcina, iniziando a ricostruire una grande squadra ed un forte muro, che hanno riportato la nostra società ai vertici del calcio Nazionale ed Europeo.

Ed arrivano i cinque scudetti, i cinque nuovi figli, nati in ‘fila come le salsicce’, un record che è andato ad eguagliare quello del 30-35, quando i tifosi si presentavano allo stadio con le carrozze, e lo stress mentale ed agonistico non era paragonabile a quello attuale vissuto dagli atleti moderni, che devono combattere anche contro le ‘lingue di fuoco’ della tv e della carta stampata.

Veri e propri nemici, che impongono ai nostri eroi di dimostrare tutti gli anni le loro vittorie ‘sul campo’, senza furti.

E ci riescono, tutte le volte.

E allora ricordiamoli uno ad uno questi magnifici sei, fenomeni calcistici dell’era moderna.

Buffon: non ci sono più parole, un meraviglioso extraterrestre, il più forte portiere del mondo ed a mio parere ‘di tutti i tempi’.

In questo campionato si è tolto lo sfizio anche di battere il record d’imbattibilità: una saracinesca insuperabile, che esulta come un centravanti ad ogni goal bianconero.

Lichtsteiner: il treno svizzero, moto perpetuo della fascia destra. Grinta impressionante, cuore generoso, tanto che stava per regalarlo ai posteri.

Dopo l’intervento chirurgico ha rimesso il carbone nella locomotiva ed è ripartito, come se niente fosse accaduto: immenso!

Bonucci: ‘Noi Ranocchia voi Bonucci’, scrivevano i Prescritti negli striscioni, quando la Juve acquistò Leonardo e la squadra di Milano portò sui Navigli Ranocchia.

Adesso, leggendo di nuovo quella frase ci facciamo tante, ma tante risate.

Bonucci è diventato il faro della nuova Juve, insostituibile per il suo club e per la nazionale italiana, il punto di riferimento dei compagni e dei tifosi, con i quali va in curva a tifare con la faccia felice dei ragazzini, esempio di juventinità tattica ed umana. Ave Leonardo! Dovranno continuare a ‘sciacquarsi la bocca’ per tanto altro tempo i tuoi ex denigratori, ammesso che esistono sempre.

Barzagli: cosa dire ancora di questo campione acquistato da Marotta a parametro zero? Non sbaglia una partita, regala fiducia a tutto il reparto, sia che venga schierato a destra, sia a sinistra o nel centro. Puntuale e tempista di testa, con il senso smisurato dell’anticipo, ed un temperamento sempre tosto ma sereno nell’affrontare la partita. Finirà la carriera nella Juve, per la felicità del suo presidente Agnelli, che stravede per lui.

Chiellini: giocatore che ha iniziato a scrivere la sua storia nella Juve da tempo.

Atleta dalla forza fisica devastante, impeto impareggiabile, che lo porta ad andare oltre, rischiando sempre la propria incolumità fisica.

Tre partite su dieci le gioca ‘con il turbante’, fascia che serve ad arginare le tante ferite procurate dagli scontri di gioco.

Naso costantemente a rischio quando si getta nelle mischie.

Ma Giorgione è un mostro, ed i compagni se ne accorgono soprattutto quando è assente, quando viene a mancare il suo impareggiabile contributo, che nasce dal suo cuore eroico: un cuore bianconero.

Evra: è l’ultimo tassello andato a completare questa insuperabile cerniera difensiva. Ha portato a Torino la sua navigata esperienza e la sua smisurata intelligenza. Legge la partita come pochi, sicuramente più forte nella fase difensiva che in quella offensiva, ma superbo nel coprire in toto la sua fascia sinistra. Meravigliosa chioccia per il giovane, e già grande, Alex Sandro, che incanta le platee con il suo sinistro vellutato.

Va giustamente ricordato anche l’importante contributo portato in questi anni da Caceres, giocatore sempre pronto a ricoprire tutti i ruoli della difesa.

Questi sei, dunque, sono i mattoni difensivi fondamentali della nuova Juve di Agnelli, Marotta, Nedved e Paratici, che hanno insegnato ed insegneranno la juventinità a tutti gli altri che sono arrivati ed arriveranno, tipo Rugani, baldo giovane, dallo sguardo del bravo scolaro, ma con un futuro straordinario davanti a sé.

Questi sei hanno il dna bianconero, presente in loro naturalmente, sbocciato al momento della firma in Corso Galileo Ferraris, e maturato giorno dopo giorno, cresciuto velocemente come un albero da frutta. Questi sei hanno costruito, con i superbi compagni degli altri reparti, un’impresa storica, pazzesca, vincendo ben cinque scudetti consecutivi, con l’ultimo addirittura grazie ad una rincorsa che ha del disumano, regalando quasi un girone di vantaggio agli avversari.

Lascio i numeri impressionanti agli amanti e ai cultori delle statistiche, confermando soltanto che a Torino esiste un muro, un muro umano, un muro bianconero, un muro d’orgoglio, un muro insuperabile, un muro su cui giganteggia una scritta che viene dal 2006:

“Siamo tornati, più forti di prima”

Grazie di esistere PentaCampioni.

Riccardo Gambelli

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