IL TIFOSO JUVENTINO E’ CADUTO NEL TRANELLO

Posted on: 18 Maggio 2019, by :
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Sono cresciuto con il mito dello scudetto. Negli anni della mia gioventù, nel mese di maggio, quel tricolore sulla maglia bianconera era un preciso obiettivo, oltre che il simbolo della felicità sportiva.

Quando le sarte di casa Juve iniziavano a lavorare di ago e di filo sulla casacca dell’anno successivo voleva dire che era appena terminata una stagione calcistica trionfale per i colori bianconeri, capaci di strapazzare le rivali italiani di sempre, sino al traguardo finale.

Sono cresciuto con la voglia di battere le avversarie del nostro campionato, soprattutto le milanesi, perché il giorno seguente ad un match diretto avrei incontrato a scuola, nei locali o nelle strade, l’interista e il milanista di turno per l’inevitabile e meraviglioso sfottò.

Ecco perché preferivo battere l’Inter in campionato che l’Aston Villa in Coppa dei Campioni.

Ed era lo stesso anche per i miei amici interisti e milanisti: battere la Juve era per loro motivo di gioia infinita, l’obiettivo stagionale.

Le sarte sono state messe a lavoro per ben 37 volte, ed io spero che continuino nel loro prezioso impegno, perché adoro quel benedetto tricolore sulla maglia bianconera, anche adesso che la Coppa dei Campioni si chiama Champions League, e porta un treno di milioni nelle casse delle varie società.

Addirittura in questa stagione abbiamo festeggiato l’ottavo scudetto consecutivo, un traguardo pazzesco, inimmaginabile, leggendario.

I molti tifosi juventini si renderanno veramente conto di questa incredibile impresa solo tra qualche anno, magari in tempi di magra, e arriveranno a percepire la titanica fatica compiuta dalla società: otto scudetti consecutivi, è necessario ripeterlo.

Cosa è accaduto però in questi anni: le vittorie italiane, ahimè, hanno viaggiato a braccetto con delle sconfitte in serie nel torneo europeo, la Champions. Inutile ricordare le modalità che hanno portato a questa lunga serie di batoste, ogni tifoso zebrato conosce a memoria tutti i particolari, colpevoli di amarezze e brutti ricordi, per qualcuno talmente forti ed intensi da fargli perdere il senso della realtà e prestare il fianco agli innumerevoli detrattori antijuventini, che si annidano tra i tifosi avversari e addirittura tra i media.

Il livore di quest’ultimi verso una società schiacciasassi, che, con il suo dominio e manifesta superiorità, sta facendo diventare il campionato italiano come quello scozzese, ha raggiunto livelli di odio insopprimibile, così si sono trovati costretti a riversare tutte le loro immense frustrazioni sulle sconfitte europee della Juve.

Leggiamo, ascoltiamo e vediamo di tutto: napoletani, vincitori del loro ultimo scudetto nel 90, festeggiare con botti e caroselli per l’eliminazione della Juve in CL, interisti, che vivono di ‘triplete’ targato 2010, mostrare uno striscione a tutta curva inneggiante l’Ajax, milanisti che invitano gli juventini a visitare la loro bacheca europea, monumento di ricordi ormai assopiti, e romanisti, che ancora brindano allo scudetto del “pupone” del 2001, beffeggiare con astio la Vecchia Signora.

E qui mi fermo, evitando di parlare dei tifosi delle così dette ‘squadre minori’. Insomma, quando la Juve perde in CL si festeggia in tutta Italia.

Ma la cosa più grave è che il ‘cartello fuori dall’Europa’ viene alzato regolarmente e continuamente anche dagli addetti della carta stampata e delle tv specializzate, prestandosi ad un gioco sporco per scatenare le inevitabili polemiche e risse da bar.

Certamente per la Juve la Champions è stato e sarà sempre un obiettivo prestigioso, il più prestigioso, è nel dna della società lottare per tutti i trofei, ma è dovere di ogni tifoso bianconero prendere atto della realtà: solo una squadra può vincerla, e questo dipende da tanti fattori, soprattutto dai livelli di condizione in cui si trovano i giocatori nelle partite fondamentali. Ed è stato questo il grave problema della Juve in questi ultimi tre anni, da Cardiff all’Ajax, essere arrivati con tanti giocatori infortunati e ‘usurati’ alle partite decisive,  e credo sia giusto ragionare perché ciò avviene, prendendo magari veloci e decisivi provvedimenti.

Mentre per il campionato il discorso è completamente diverso. In un torneo lungo nove mesi alla fine vince sempre la più forte, e cioè la Juventus, ed è accaduto per ben 37 volte.

Trentasette scudetti, la somma di quelli vinti da Inter (uno a tavolino), Milan e Napoli nella loro storia.

Dispiace però sapere che moltissimi juventini non arrivino più a gioire e a godere per gli scudetti vinti, ed è una cosa dolorosa.

Io sono tra quelli che ha combattuto in prima persona per i due scudetti scippati ‘dal sentimento popolare’, mettendo a rischio la propria serenità familiare e lavorativa, causa intercettazioni innocue ed ininfluenti, e dover prendere atto che esistono innumerevoli tifosi che sminuiscono un tricolore vinto fa male, molto male.

Ho sempre rispettato l’essere umano in generale, il prossimo, e così continuerò a rispettare anche i tifosi che non la pensano come il sottoscritto, ma vorrei ribadire che questi ‘sono caduti nel tranello’, architettato da chi odia i colori bianconeri, cioè far passare le sconfitte europee come sinonimo di fallimento, dopo otto scudetti consecutivi, tralasciando le varie Coppa Italia e Super Coppe.

Il tutto condito con la tematica del ‘bel gioco’.

Chiedete ai tifosi del Liverpool e al maestro Klopp se sono contenti di aver dato spettacolo al Nou Camp ed essere tornati a casa con tre goal sul groppone. Forse in pochi hanno letto la tattica del Barca: chiusura dietro e magistrali ripartenze affidate a grandi campioni, indispensabili per i grandi successi, soprattutto europei. Ma li sguardi estasiati di tutti, compresi quelli  dei patetici telecronisti di Sky, erano rivolti al calcio totale del Liverpool, che se ne ritorna a casa con un piede già fuori dalla CL.

Con questo non dico che il gioco della Juve non sia migliorabile, nella vita tutto può essere migliorato e la perfezione non esiste, ma il calcio non è una scienza esatta e la sua essenza dipende da molti fattori, soprattutto dalle condizioni fisiche degli atleti in campo.

Se Juve Ajax si fosse giocata nel novembre scorso il risultato sarebbe stato lo stesso? Difficile rispondere, ma certamente si trattava di altra Juve con i giocatori tutti al massimo della forma.

Anche il sottoscritto non ha condiviso alcune scelte di Allegri, soprattutto in CL, ma non farò mai parte delle due fazioni pro e contro il Mister, capace di vincere cinque scudetti consecutivi e tanto altro.

Non so se resterà alla Juve e la cosa m’interessa poco, ho tifato con Zaccheroni e Del Neri in panchina, e tiferò con chiunque si siederà sulla panchina della Tribuna Agnelli.

Ma la cosa più importante è che non cadrò in nessuna trappola costruita da chi odia i colori bianconeri, e festeggerò con immenso piacere questa stagione che ha portato lo scudetto 37, l’ottavo consecutivo, realtà che nel 2006 sembrava solamente il sogno di un alcolizzato.

Cerchiamo anche di rivivere e ricordare quel maledetto anno che ha cambiato la storia del club torinese. Proviamo a ricordare quello che hanno combinato sulla pelle di una squadra che stava dominando come di solito il campionato italiano, cercando di annientarla, distruggerla e cancellarla per sempre.

Invece, grazie ad un immenso Presidente, la Vecchia Signora si è rialzata di nuovo, calpestando senza pietà le avversarie italiane, alle quali non resta che gioire per le eliminazioni europee bianconere e per le gesta di Messi, grazie alle quali potranno affermare che l’argentino è meglio di Ronaldo.

Si accontentano di poco.

Io intanto festeggio e non cadrò nei loro tranelli, mi fanno solo tenerezza.

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