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UN RICORDO DI JURGEN KOHLER

La Juve esce con le ossa rotte dopo aver tentato di emulare il Milan di Sacchi. La Signora impostata da Maifredi resta tale solo per mezza stagione, poi si fa vieppiu’ scollacciata, e diviene una signorina oggetto di scherno da parte degli attacchi avversi. Non solo, persino l’Avvocato ne boccia la difesa, definendola ‘entusiasmante’. A fine stagione, urge una rifondazione: meglio, una restaurazione. Abiurato il ‘calcio champagne’, e i suoi profeti, a Torino si rivive un nuovo congresso di Vienna. Gianni Agnelli si traveste da Metternich, e impone una rivisitazione filosofica e carnale dei quadri tecnici. Richiamati Giampiero Boniperti (nel ruolo di Presidente) e Giovanni Trapattoni (nel ruolo di tecnico), la Juve che va a intraprendere la stagione 1991-92, deve necessariamente riconquistare la dignita’ perduta, con immediatezza. Pochi voli pindarici, serve concretezza e un ritorno a capisaldi in grado di raddrizzare la spina dorsale della squadra, sia tecnicamente, che tatticamente. Capisaldi come la marcatura a uomo, una caratteristica delle difese del Trap. A quel punto, urge uno stopper, in grado di mettere la museruola ai tanti centravanti di valore che in quel periodo militano nel campionato italico. Il migliore, milita nel Bayern Monaco, la Juve lo aveva gia’ seguito nell’estate 1988, quando era reduce da una eccellente esperienza nel Colonia. Si chiama Jurgen Kohler, e’ un puro prodotto del fussball teutonico. I suoi connotati tecnici e temperamentali son li’ a testimoniarlo. Alto, possente, cosce ipertrofiche, spesso di torace, irretisce l’avversario con l’eccellente tempismo di cui e’ dotato. E’ una perfetta contraerea e un grande francobollatore, mai domo, un osso duro per tutti, anche per il celebrato Marco Van Basten. Gia’ nazionale campione del Mondo nel 1990, non manca di esperienza internazionale. Con lui, dice Franz Beckenbauer, si va sempre sul sicuro. E’ da lui che la Juve decide di ripartire, prelevandolo dal club bavarese. Jurgen, nato a Lambsheim nel 1965, cresciuto alla scuola dei duri di Mannheim, si ambienta molto in fretta. Il Trap ne sgrezza i fondamentali, in breve, colui che gode dell’appellativo di ‘eisenfuss’ (piede d’acciaio), diviene abile anche nel far ripartire l’azione. Certo, e’ stato preso per compattare la difesa. E lui, si dimostra da subito un baluardo insuperabile, iniettando a profusione tanta saldezza, anche d’animo, alla terza linea bianconera. Alle sue spalle, Julio Cesar, sovente in balia dei flutti l’anno precedente, si ripropone in veste nuova, da libero, riscoprendo una nuova dimensione, piu’ decorosa e fruttifera per lui e per il complesso. La Juve non torna a vincere immediatamente, purtroppo; il Milan e’ ancora troppo forte, almeno nell’arengo italico. Torna pero’ a essere una Signora di grande rettitudine morale, nessuna smanceria, nessun regalo agli avversari, chi le strappa punti, li strappa a prezzo di una copiosa dose di sudore. Kohler, fondamentale nell’immediata riuscita del nuovo corso (o vecchio, si potrebbe anche scrivere), diventa anche un totem per i fans bianconeri. Il suo rapporto con la tifoseria e’ fatto di un amore intenso quanto reciproco. A volte, si resta ammaliati non solo dalle giocate funamboliche di un solista, ma succede di palpitare per il senso professionale, il rendimento costante, la ferrea determinazione di un operaio specializzato nel negare il gol altrui, tutte peculiarita’ che innervano il tedesco. Kohler, del resto, ha il cuore caldo, e’ sensibile ai cori della Curva, che saluta, col braccio alzato, anche a partita in corso, quando il suo nome si leva alto dagli spalti. E il Trap s’arrabbia. Lo rimprovera, il biondo, ormai bianco, Trap. Teme che scada di concentrazione, teme una distrazione, anche minima. Il Trap, il solito perfezionista. Ma con Jurgen e’ un piacere lavorare, e’ intessuto di juventinita’ come se fosse un prodotto della Primavera, e recita sempre la sua parte fino in fondo, agli ordini del tecnico e del suo senso agonistico, elevatissimo. E’ vigoroso nei contrasti, affonda il tackle con tutto il suo peso specifico moltiplicato per la grinta innata in lui, punto focale del suo DNA. Ci sono episodi, nel trascorso bianconero di Jurgen, che non si possono dimenticare. Riguardano i suoi blitz nelle aree avversarie, mai casuali, sempre autorevoli. Come il gol realizzato al Benfica, un minuto o poco piu’ dall’inizio delle ostilita’. Poi via, a festeggiare sotto la Curva Nord. Partita memorabile, quella coi lusitani. Da tutto esaurito. Quarti di finale di una Coppa UEFA che la Juve andra’ a vincere proprio con una squadra tedesca, il Borussia Dortmund. Una squadra non casuale, in questo racconto. Episodi come il gol-vittoria nel Derby del 3 ottobre 1993, un’incornata che mata il Toro, e ancora una volta lo porta a ricevere l’abbraccio della Curva. Un’incornata che corregge in rete un cross di un neo-acquisto, un ex patavino che comincia a farsi notare anche in maglia bianconera: Angelo Di Livio. Ma questa e’ un’altra storia. Ci sono anche momenti che non passano ai libri permeati di successi e di gloria, ma vanno ricordati per il sentimento che generano: istantanee che comunque rappresentano un forte momento di juventinita’. Juventus-Milan, 6 marzo 1994. Torinesi protesi a rincorrere i milanesi capolisti. A Jurgen, l’arbitro Collina annulla una rete regolare, sullo 0-0. Una rete realizzata nella porta vegliata dalla Curva Sud, una porta infestata dalle colombe, che incombono sulla traversa a piu’ riprese. La Juve non riesce a far breccia nella difesa rossonera, e’ anche povera di prime punte, quel pomeriggio: assenti Vialli e Ravanelli, le maglie dal 9 all’11 vengono vestite rispettivamente da un giovanissimo Del Piero, da Roberto e infine Dino Baggio. Dopo il gol di suola di Eranio, che porta avanti gli ospiti, appare chiaro a tutti che la rimonta bianconera non si concretizzera’, e il Milan del bisiaco Fabio Capello, sara’ ancora tricolore. A quel punto, gli spettatori si guardano l’un l’altro, e fanno in un amen il punto della situazione. Ci sono voci che darebbero Kohler in partenza. C’e’ aria di rinnovamento in societa’, la Triade sta per insediarsi e rivedere i contratti piu’ onerosi. Sale alto, allora, l’urlo ‘Jurgen Kohler non si tocca’. Il popolo bianconero non vuole rimanere orfano di uno suoi eroi. E lo manifesta apertamente, spontaneamente. Kohler deve restare. Restera’, per un anno ancora. Vincera’ scudetto e Coppa Italia, illustrandosi da Signore del calcio, realizzando, in extremis, il provvidenziale gol del 2-2 finale nell’andata della semifinale di Coppa UEFA giocata al Meazza. Contro il Borussia Dortmund, ancora il Borussia Dortmund. Nell’estate del 1995, Jurgen Kohler lascia Torino, per passare proprio al Borussia Dortmund, rivale sul campo, destinatario quasi d’obbligo, in quel periodo, dei giocatori anche illustri ritenuti pero’ in esubero dalla societa’ bianconera. Forse, nel bacino della Ruhr, ne approdano un po’ troppi, e ben addestrati dalla militanza sotto la Mole. Perche’ nel 1997, sfruttando proprio gli ex juventini, la compagine giallonera battera’ inopinatamente quella bianconera nella finale di Champions League. E anche in quell’occasione, quello che ormai in Germania chiamano ‘fussballgot’ (il Dio del calcio) manchera’ di mostrare il suo amore per la maglia bianconera. Prima di festeggiare il trofeo coi suoi compagni, il tedesco con impresso il marchio zebrato andra’ ad abbracciare gli ex compagni, in lacrime. Non avrebbe mai voluto vincere la Coppa regina proprio contro la Vecchia Signora, della quale e’ stato ‘amante’ per quattro stagioni comprensive di 145 partite. Il corazziere che venne in Italia con i baffi e se ne ando’ senza, non ne ha mai fatto mistero, confessando a chiare lettere di sentirsi juventino prima di ogni altra cosa. Il destino, invece, gli ha riservato questa amarezza nella gioia, come talvolta accade, sui campi da gioco, che son specchio della vita. Tutt’ora, che veleggia verso la mezza eta’ e il fisico non e’ piu’ quello di una volta, a Jurgen, uno dei difensori piu’ forti della storia del calcio, uno che ha vinto tutto di tutto e di piu’ anche con la maglia della Germania, brillano gli occhi, se gli si parla della Juventus. La sua Juve. Perche’ Jurgen Kohler non era solo un difensore, ma era a difesa di una Fede. La nostra.

SI RINGRAZIA L’AMICO MARCO ALIAS “LA MAGLIA DELLA JUVE”