UNO SCHIZZO DA “URLO”

Posted on: 6 dicembre 2015, by :
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Tratto da “I nostri Campioni” e dal sito di Riccardo Gambelli: www.riccardogambelli.it

Marco Tardelli rappresentò per la Juve il prototipo del campione polivalente, che nacque terzino, trasformandosi in centrocampista dinamico, cursore con il vizio del goal. Credo sia più giusto definirlo un esemplare unico, un toscanino pepato e rapace, capace in campo di trasformarsi in guerriero con i suoi guizzi ed i suoi lampi, che gli regalarono il soprannome di Schizzo.

Marco nella sua storia di grande campione ha sempre schizzato, imprendibile come uno scoiattolo, sui prati verdi di tutto il mondo. Nacque nelle giovanili del Pisa, arrivando alla corte di Boniperti passando da Como.

E’ da considerarsi uno dei migliori centrocampisti juventini di tutti i tempi, un campione saltabeccante e totale che ha illuminato Madama dalla seconda metà degli anni Settanta: schizzante come una molla, irrefrenabile, che riusciva a coprire, con la sua agile corsa, tutti i centimetri del campo.

Tardelli era il fulcro di una squadra fatta di campioni, lavorando in quella zona del campo nevralgica dove occorre essere un leader, dove occorre mettersi al servizio della squadra con grande talento e, soprattutto, con buoni polmoni.

E’ stato l’emblema ed il cuore pulsante di due diverse Juventus: quella granitica di Furino, Bettega, Causio e Zoff, e quella stellare di Platini, Boniek e Rossi. Lui era sempre lì, nel mezzo del campo ad inseguire gli avversari, ad impostare e concludere in porta. Era capace di catturare un pallone al limite dell’area bianconera per poi ritrovarsi, dieci secondi dopo, a sferrare un gran tiro nella porta avversaria.

Durante gli anni il ragazzo di Lucca riuscì a maturare sia tecnicamente che tatticamente, sbocciando in lui quell’acume tattico che prese il posto dell’incontrismo sfrenato oltre che della tenacia applicata al combattimento.

Una grinta unica miscelata a tanta sensibilità, che mostrava sempre prima di ogni gara, non chiudendo occhio la notte prima della partita. Per lui erano tutte “partite della vita”. Sentiva l’avvenimento in maniera totale già prima dell’inizio e poi, con furore massimo, dopo sul campo, mostrando a tutto il mondo la sua grinta che divenne un esempio, un punto di riferimento obbligato per tutti i suoi compagni.

Riuscì a stabilire con la curva Filadelfia un feeling speciale, una specie d’ideale collegamento emotivo, quel filo diretto che serviva a trasmettere sensazioni forti, di richiesta e incitamento speciale.

Quando Tardelli suonava la carica, i tifosi lo seguivano con grandi cori.

Quando, invece, erano gli spalti a captare il momento speciale era il primo ad imbracciare la sciabola ed a guidare l’assalto vittorioso.

Schizzo giocò 259 partite con la maglia della Juve segnando 34 reti, alcune delle quali fondamentali per importanti vittorie, come quella dell’andata nella Finale di Coppa Uefa contro il Bilbao, che regalò il primo trofeo internazionale alla Vecchia Signora.

Capace di vincere con la maglia bianconera 5 Scudetti, 1 coppa Uefa, 1 Coppa delle Coppe, 1 Coppa dei Campioni, 1 Supercoppa, 2 Coppa Italia, registrandosi come uno dei sei juventini che è riuscito a conquistare tutte e tre le competizioni Europee. Ben cinque giocatori erano suoi compagni di squadra, l’altro fu Vialli, in seguito, che però vinse la Coppa delle Coppe con la maglia della Sampdoria.

Tardelli fu anche grande eroe con la maglia azzurra, presentandosi agli appuntamenti nazionali per ben 81 volte e segnando sei reti, catapultato direttamente dalle stupende imprese del campionato, arrivando allo splendido Mundial Argentino del 78 già da veterano e facendo coppia a centrocampo proprio con il compagno bianconero Benetti. Il nostro campione riuscì a giocare tutte le gare, una dietro l’altra, fermandosi distrutto ed acciaccato solo per la finale di consolazione con il Brasile.

Poi la Spagna, 1982. Dopo le prime tre gare ricche di delusioni fu proprio Schizzo a dare il via al nuovo corso, con un goal dei suoi all’Argentina, un sinistro tagliente a fil di palo, che trascinerà gli azzurri alla vittoria. Fu quella una Nazionale targata Juve in tutti sensi che riuscirà a superare anche Brasile e Polonia con imprese epiche.

E così si arrivò alla finale contro i granitici tedeschi; ed eccolo di nuovo il suo lampo ad illuminare il Bernabeu, una saetta che lasciò di stucco il portiere tedesco Schumacher, gonfiando la rete per la seconda volta. Dalle finestre aperte di tutte le famiglie italiane uscirono, in quel momento, urli incontenibili che andarono ad abbracciare il suo, che è diventato il poster di un’epoca che non tornerà.

Grande Schizzo, galopperai per sempre nelle nostre menti, con quella cavalcata gioiosa sul prato verde di Madrid, le braccia protese in avanti, i pugni chiusi, gli occhi sognanti, con i compagni che cercavano invano di placcarti e con il tuo urlo prolungato, figlio di una liberazione, di una gioia senza fine che ti ha portato ad una gloria senza confini.

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